Laboratorio

Lavorazione della ceramica nella realizzazione di una comune tazza nel laboratorio dello studio d’arte Luca Damonte

… dai panni di argilla vengono sottratti dai pani più piccoli e ballegiati ( termine che nel gergo ceramistico significa impastati ) onde compattare all’interno l’impasto ed evitare la formazione di vuoti d’aria. Successivamente la palla di terra viene pesata in quantità adatte alla grandezza dell’oggetto da realizzare e mantenute uguali nel caso di una produzione seriale ( in questa caso la tazza ed un piatto ) calcolandone un 10% in più che verrà perso durante l’essiccazione del pezzo a causa della evaporazione dell’acqua. La palla così preparata viene centrata sul disco del tornio elettrico. Accelerando la rotazione ed inumidendo le mani e l’argilla, mediante la pressione combinata delle dita si calibra la terra ai giri del disco in movimento. A questo punto con le dita si cerca di forare l’impasto ed allargare il piano interno del cilindro di costruzione da cui prenderà forma la tazza, lasciando il giusto spessore di fondo dal piano girevole. Effettuando una forza combinata con le dita della mano, di cui una è inserita all’interno ed una abbraccia il semilavorato all’esterno, si raccoglie dal basso un anello di terra che portato verso l’alto estende in altezza la ciotola. Una volta stabilità l’altezza della stessa e decelerando il tornio si fa forza sulla parete interna e spingendo verso l’esterno con la mani si conferisce la tipica bombatura a ciotola creando così la forma finita della tazza. Asciugate le mani dall’acqua si distacca con un filo l’oggetto dal tornio e lo si depone su una tavolozza di legno permettendo il ritiro flessibile dell’argilla.

Stessa procedura si utilizza per la foggiatura del piatto ma anzichè sviluppare la modellazione al tornio in verticale, una volta fatta la ciotola a base molto ampia, con una combinazione ferma e costante delle mani, l’argilla viene distesa lungo i suoi lati fino a raggiungere il diametro del piatto desiderato. Avviata l’ essiccazione del pezzo alla cosiddetta ”durezza cuoio” si procede a rifinire il lavoro creando le basi di appoggio agli oggetti togliendo l’argilla in più con l’utilizzo di tornesini e sfruttando la rotazione del tornio. L’ essiccazione continua adesso sino allo stadio di ”durezza ossea” ovvero quando l’impasto dell’oggetto in lavorazione ha perso la quasi totalità d’acqua e l’oggetto, ripassato tutto attorno da una spugna umida che ripulisce dalle piccole imperfezioni di lavorazione, è pronto per essere cotto a biscotto ( terracotta ) alla temperatura i 980 gradi C. Questa prima cottura ha intervalli di salita del calore inizialmente molto lenti per permettere l’evaporazione completa dell’umidità sia dei pezzi che dalla camera di combustione, è necessario quindi lasciare gli sfiati del forno aperti per la loro fuoriuscita.

Gradualmente nell’arco delle 8/10 ore viene raggiunta e mantenuta la temperatura a biscotto per diversi minuti. Finito il ciclo avviene un raffreddamento altrettanto lento evitando sbalzi bruschi nella discesa del calore sino a all’estrazione del pezzo dal forno. Inizia da questo momento la decorazione della nostra tazza preceduta dalla smaltatura che farà da sfondo su cui eseguire il disegno. L’oggetto, del colore rosso terracotta (conseguenza ad un tipo di impasto argilloso ricco di ossidi di ferro), viene pinzato ed immerso per alcuni secondi (in base al grado di assorbimento del tipo di impasto) in una vasca di smalto bianco lucido apiombico composto di silice (elemento vetroso), fondenti e ossido di alluminio o allumina che rende stabile lo smalto sul corpo ceramico.

Pulita la superficie dove l’oggetto viene ad appoggiare sul ripiano del forno, si utilizza una torniella per cominciare la decorazione vera e propria del soggetto ”Antico Savona” con la rappresentazione mitologica del castello. Il colore ( ossido di ferro ) allo stato in polvere viene bagnato e dosato sul pezzo acquarellando i toni, una volta ultimato il soggetto principale del decoro al centro del pezzo con l’ausilio della torniella girevole, infine si potrà filettare e quindi contornare il pezzo in lavorazione con pennelli di varie dimensioni e di vario pelo (dal sintetico alla martora).

La seconda ed ultima cottura (quella dello smalto) deve raggiungere la temperatura di 920 – 935 gradi C. per poter fondere la silice all’interno dello smalto ed i pigmenti in esso riportati anche in questo caso in arco di tempo variabile e comunque non meno delle 6-9 ore. Anche il raffreddamento rispetterà tali limiti. Dal forno così aperto si estrae la nostra tazza ed il nostro piatto nell’aspetto più comunemente riconosciuto dai toni vivi e coperti di brillantezza.

Laboratorio
« 1 di 2 »